Migranti

MIGRANTI, testimonia più realisticamente l’idea del viaggio e ricerca di un nuovo habitat interiore e fisico, con poetiche valigie, orologi e corpi di metallo e catrame, assemblaggi di carte di viaggio e di memoria, frammenti di lettere interiori e snodi esistenziali e lirici, che vogliono fermare il tempo per varcare e allargare i confini fisici del mondo alla ricerca dell’infinito e di un nuovo respiro oltre il catrame dei sensi e le clonazioni mediali, tecnologiche e umane. Il migrante nel suo anelito di vita e di libertà, con la sua valigia di sogni e di speranze si oppone inconsapevolmente anche contro la massificazione e l’omologazione di civiltà, diventa anche una scheggia impazzita che scardina certezze, dogmi e fondamentalismi civili etici e religiosi.
Mi preme evidenziare che più che un’installazione si deve parlare di allestimento scenico, di una vera scena teatrale dove viene drammatizzato sia lo spazio che una tragedia sociale; un allestimento che va oltre la scultura e oltre l’installazione in quanto le sculture vivono individualmente e non sono solo assemblaggi di cose diverse, ma un insieme dove una popolazione di cloni(corpi neri di catrame e ferro) approda nel nostro spazio esistenziale ed emozionale.
Questa nuova presenza e coscienza è supportata anche da una forte riflessione sulla forbice del tempo, tempo occidentale e tempo di altre civiltà, tempo reale e tempo emozionale, tempo veloce e tempo lento, fermato, dove su tutto aleggia il mantello bruciato della civiltà contemporanea e del nostro futuro, riprendendo e dilatando la riflessione estetica di Dalì anche se qui la scelta tecnica e materica é completamente diversa dal grande maestro 

catalano poiché la Montenero inverte e moltiplica le lancette del tempo, ferma, sposta e inverte sia le lancette che il quadrante di riferimento del tempo. Il tempo esplode in se stesso e si ripropone come una fenice nel silenzio bruciato di un’altra dimensione.
E non sfugge nemmeno il riferimento sociale, storico e civile alla strage di Bologna dove realmente un giorno di alcuni anni fa valigie, migranti e orologi si sono fermati per sempre davanti all’idiozia e alla violenza dell’uomo e della storia.
Da un punto di vista estetico, colpisce inoltre sia il gruppo di valigie con il loro carico di progettualità e di storia personale, di disegno interiore che si espande nello spazio e nel tempo, che rimanda alla grande operazione culturale e artistica di Marcel Duchamp, sia la forza materica e coloristica del nero(il colore del dramma) che rimanda alle installazioni di carbone e ferro di Kounellis, grande testimone del nostro tempo presente.
La Montenero riesce a convogliare nel suo percorso estetico bisogni, sogni e presenza nel presente e coglie anche nelle riflessioni estetiche le sue intuizioni e verità di cui voglio citare questo bellissimo esempio tratto dal suo libro “Eros Pathos Thanatos”: “Nella solitudine colgo il fascino di una promessa che porta i miei contenuti. Evocatore di immagini deliranti infrange il muro delle certezze e mi sospinge oltre le apparenze nello spazio della conoscenza”.

Donato Di Poce

Documenti

Progetti espositivi

  • Migranti, Galleria Bazart, Milano, 2004
  • Migranti, Galleria Scoglio di Quarto, Milano, 2004